Jean Michel Jarre, tributo alla musica

di Piero Giuseppe Goletto

La musica elettronica degli anni ’70, quella che arrivò al grande pubblico, non vedeva in primo piano soltanto il suono robotico dei Kraftwerk.

Negli stessi anni infatti Jean Michel Jarre (figlio di Maurice Jarre, il compositore del “Dottor Zivago” e di “Lawrence d’Arabia”) percorreva una strada molto diversa, quella di una musica fatta con strumenti elettronici ma del tutto melodica. Si forma nel “Groupe de Recherche Musicales” di Pierre Schaeffer nei primi anni ’60 e lì scopre i primi sintetizzatori come il Moog Modular; nel 1968 frequenta lo studio di Colonia di Karlheinz Stockhausen.

Jarre esplode nel 1976 con Oxygene successo clamoroso da 15 milioni di copie. L’ossigeno come elemento che raccorda l’aria, la terra, l’acqua, il fuoco. Il celeberrimo Oxygene 4 inizia con il suono del vento e prosegue con un tema suonato attraverso un complesso di sintetizzatori. La stessa evocazione del vento e della risacca del mare la si ritrova, ad esempio, in Oxygene 6.

Il successivo album Equinoxe  è ispirato  all’idea che lo stesso musicista racconta: "Equinoxe è concepito per riflettere il passaggio delle ventiquattro ore del giorno poiché ogni parte dell'opera musicale rappresenta diversi momenti del giorno e della notte. Mi piacerebbe che l'ascoltatore usasse il mio album nelle varie fasi della sua giornata, o quando attraversi vari stati emotivi". Jarre e i suoi collaboratori inventano il matrix sequencer, frutto del potenziamento di dispositivi preesistenti; il Matrix Sequencer serve a controllare le linee di basso. Degne di nota Equinoxe 4, Equinoxe 5 e Band in the rain che apre Equinoxe 8.

Equinoxe venderà 7 milioni di copie e sarà motivo per il primo concerto dal vivo di Jarre in Place de La Concorde a Parigi di fronte a un milione di persone. La ricerca di Jarre continua, e la sua scelta di percorrere sentieri melodici gli evita di arenarsi su sperimentazioni elettroniche fini a se stesse.

Magnetic Fields vede l’introduzione dell’uso del CMI-Fairlight (strumento di cui è fortunato e privilegiato possessore insieme a Peter Gabriel e Kate Bush) Seguirà il doppio album e il video documentario Concerts in China.

Nella seconda  metà degli anni 80 i sintetizzatori entrano di prepotenza nella musica pop, e chissà quanto ha contato l’esperienza Jarriana, basti pensare ai Depeche Mode o ai Dead Can Dance.

Negli stessi anni con Zoolook, commento sonoro a una musica di arte contemporanea, Jarre collabora con diversi musicisti quali Laurie Anderson: la voce umana riproduce i suoni dell’orchestra. Capolavoro dell’album è il brano Ethnicolor.

Il 5 Aprile 1986 la NASA celebra i suoi primi 25 anni con un concerto di Jarre, concerto che apre un periodo di venti anni in cui la principale attività sarà esibirsi dal vivo. Nel frattempo viene realizzato Rendez Vous, con lo straordinario Rendez Vous 4 e con una commovente parentesi dedicata a Ron McNair, morto nell’incidente del Challenger, che avrebbe dovuto suonare dal vivo dallo spazio con il musicista llionese. Da segnalare il concerto tenuto a Lione per il Papa. Il Bastille Day del 1990 a Paris La Defense riceve 2 milioni e mezzo di spettatori

Particolare è il successivo Waiting for Cousteau, in cui il tentativo riuscito è creare un’atmosfera caraibica anche grazie alle percussioni degli Amoco Renegade di Trinidad. Ad esso seguirà Chronologie del 1993, ispirato alla “Breve storia del tempo” di Hawking, e ancora concerti in giro per l’Europa.

Intorno all’anno 2000 Jarre vivrà un periodo meno fertile dal punto di vista musicale che si concluderà solo nel 2010 recuperando la propria storia musicale fino a rileggere con Equinoxe Infinity del 2018 la sua suite di 40 anni prima evocando l’integrazione fra il computer e l’uomo.