La Chiesa nel cuneese

di Alessandro Claudio Giordano

Per capire come si è sviluppata la religione nel cuneese e più particolarmente in città è importante sottolineare come storia ed istituzioni non si siano sempre accompagnate.

Cuneo acquisì il ruolo di Diocesi il 17 luglio 1817, con la pubblicazione della bolla Beati Petri con la quale il Pontefice Pio VII metteva mano ad una riorganizzazione territoriale, istituendo la nuova Diocesi di Cuneo da una parte di quella di Mondovì. In realtà la richiesta formale era partita già nel 1814, quando il consiglio Comunale aveva dato mandato al conte Carlo Pascale d'Illonza ed il marchese Paolo Della Valle di Clavesana, “patrizi cuneesi”, di convincere re Vittorio Emanuele I a elevare a sede di vescovato la città di Cuneo.

Tracce di un movimentismo religioso ancora non organizzato sono rintracciabili sin dal XIII quando sotto la dominazione angioina. Cuneo in quell’epoca era poco più che un borgo, ma questo non scoraggiò i suoi referenti a cercare di ottenere il ruolo di “civitas” attraverso l’istituzione di una cattedra vescovile che non sortì il risulto sperato questo anche perché nel contempo Mondovì divenne città. Così territorialmente i riferimenti continuarono ad essere le Diocesi di Asti e Torino cui spettava la giurisdizione in spiritualibus, dei territori al di qua dello spartiacque Stura e Tanaro e di quelli a sud-ovest di competenza della Diocesi di Alba verso le vallate alpine. Per quanto le istituzioni ecclesiastiche gestissero in parte anche l’aspetto amministrativo delle singole realtà territoriali, la vita spirituale era in buona parte delle abbazie che in quel periodo crebbero affermandosi. In buona sostanza alla mancanza di centralità ovviavano le comunità locali. E’ il caso della dell’abbazia di San Dalmazzo di Pedona (Borgo San Dalmazzo) che seppur dipendesse dal vescovo di Asti, controllava, tutta la valle Gesso e il suo estuario, oltre ad avere sin nel 1246 la giurisdizione di tutte le chiese del borgo nuovo di Cuneo. Oppure Brusaporcello, un villaggio che oggi non esiste più e che è ritenuto una tra quelle realtà che avevano maggiormente contribuito al popolamento di Cuneo sin dal XII sec. olo , ma che ancora alla metà del Trecento esisteva come punto di riferimento culturale. Anche se le relazioni presenti nei registri delle singole Diocesi di Asti e Torino fossero piuttosto frammentari, in realtà non è difficile immaginare come nelle diverse realtà locali si fosse affermato un movimentismo religioso importante. In questo periodo urbanistica e sviluppo della comunità religiosa vanno di pari passo. C’è continuità tra insediamenti e luoghi di culto. Il caso più interessante, oltre a quello rappresentato dalla stessa Cuneo, di insediamento di fondazione è quello di Demonte.

Cattedrale di Cuneo

 Si sviluppano centri come Boves, Cuneo, Castelletto Stura e Demonte in un rapporto di contiguità tra autorità religiosa e responsabili della società civile.  Questo sviluppo armonico del territorio fa supporre che ad esempio sulla fondazione di Cuneo abbia giocato un ruolo di rilievo nella sua definitiva riorganizzazione urbanistica di Boves, proprio per una sorta di mutuo scambio tra le differenti realtà Quello cuneese è un territorio di confine lontano dai centri nevralgici del potere ed è anche per questo motivo che si sviluppa in una sorta di autonomia controllata che prosegue per tutto il Medioevo attraversando i periodi più bui della conquista e della supremazia da parte di tutte le casate che in tempi diversi assoggettarono il territorio cuneese. Più generalmente di supporto alle Diocesi erano pure presenti con giurisdizione propria diverse abbazie: San Dalmazzo di Pedona, San Costanzo del Villar, San Teofredo d’Aquitania, San Benigno di Fruttuaria, San Michele della Sagra, ed altre minori.

Abazzia di Pedona (Borgo san Dalmazzo)

Andando in ordine cronologico, nell 1388 venne istituita la Diocesi di Mondovì, da una parte della Diocesi di Asti, compreso l’abitato di Cuneo e un tratto del suo Comune, ed inglobando nel 1438 l’Abbazia di San Dalmazzo, nel 1511, con l’istituzione della Diocesi di Saluzzo, la Valle Grana, facente parte di quel marchesato, venne attribuita a questa nuova diocesi staccandosi da Torino. Infine nel 1592 anche Fossano divenne sede vescovile togliendo altre parrocchie alla Diocesi di Torino, a cui rimase solo più la valle Stura e Caraglio.

Le istituzioni religiose sopravvissero riorganizzandosi e cedendo autonomia, ma quello che sortì l’arrivo di Napoleone fu una vera rivoluzione per tutta l’area subalpina, procurando a Cuneo la nascita della diocesi. Napoleone abolì tutti gli Ordini Religiosi, impose il “catechismo imperiale” e fece arrestare ed incarcerare due Papi che passavano per il Piemonte. Per decreto imperiale le Diocesi dovevano corrispondere ai dipartimenti (province), nel Regno di Sardegna Napoleone ne volle sopprimere nove, aggregando Alba e Asti. Per Cuneo, capoluogo del dipartimento dello Stura, una curiosità: la diocesi è istituita due volte. La bolla di Pio VII del 1° giugno 1803 che decretò l’erezione di Cuneo non ebbe seguito e il dipartimento restò diviso in due diocesi, Mondovì e Saluzzo.Così Pio VII  il primo giugno 1803 emanava la bolla di riorganizzazione delle diocesi in Piemonte, istituendo la sede vescovile a Cuneo, con territorio che inglobava le diocesi precedenti di Mondovì, Fossano e parte già di Torino e Saluzzo. Successivamente con il Decreto Esecutoriale del cardinal Caprara del 23 gennaio 1805 tutto il territorio della rinnovata diocesi venne ancora attribuito a Mondovì. Dopo dodici anni finalmente, il 17 luglio 1817, con la bolla “Beati Petri Apostolorum Principis” che stabiliva una nuova circoscrizione delle diocesi subalpine preesistenti, fu istituita la nuova Cuneo. Il primo vescovo di Cuneo fu Amedeo Bruno di Samone , un cuneese di nobile famiglia, i Bruno, una delle più potenti e famose della città. Amedeo venne ordinato presbitero nel 1776 e nominato priore della facoltà di teologia di Torino. Scelto da Vittorio Emanuele I come primo vescovo di Cuneo. Organizzò la nuova curia e ristrutturò il palazzo vescovile a sue spese (il palazzo apparteneva a parente, Francesco Bruno di Tornaforte, ed è ancora oggi la sede vescovile). Nel 1827 convocò il primo sinodo cuneese e durante l'epidemia di colera che colpì la città nel 1835 fu sempre tra la gente anche se ormai anziano. Altre figure religiose hanno caratterizzato con le loro opere la storia della città. Ad esempio il Vescovo Manzini a cui si deve la costruzione del Seminario. Oppure Andrea Fiore che aprì una casa per ospitare i preti nel periodo estivo e creò un convitto ecclesiastico per i preti giovani e forse fu il primo ad occuparsi dei problemi dell'emigrazione dalle montagne. Ed infine in tempi più recenti il Vescovo Giacomo Rosso cappellano militare durante la guerra del ’15–’18 salì per voto tutti i santuari diocesani del cuneese posti in montagna per festeggiare la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Come detto in precedenza in questo periodo storico fu fondamentale avere rappresentate nella città il potere religioso e quello politico perché la gestione stessa del territorio era ambivalente e ciò che non era di competenza di una parte lo era per l’altra. Paradossalmente seppur divisi, le due parti, politica e religiosa, forzatamente dovevano lavorare in sincrono e così fecero. Negli anni successivi la parentesi napoleonica, gli Ordini Religiosi tornarono ad essere parte centrale nello sviluppo sociale religioso come in altre realtà, anche nel cuneese. Cuneo è sempre stata caratterizzata da una forte appartenenza o vocazione alla religiosità sia per tradizione che per cultura. Nel cuneese hanno prevalso sino alla nascita della Diocesi gli Ordini Religiosi e gran parte di ciò che vede oppure è visitale è traccia tangibile della loro presenza. Un presidio, un argine che ha retto nei secoli, garantendo così alla Chiesa istituzione le condizioni minime per poter essere seguita ed organizzata. Il resto lo racconta la storia: il cuneese un angolo di territorio vittima del suo assetto geografico e spesso ostaggio delle pretese altrui.