Cuneo una città (quasi) francese....

di Alessandro Claudio Giordano

Arrivo presto nel Centro Storico, lascio l’auto poco distante e mi avvio a piedi tra le stradine della Cuneo vecchia, o meglio Coni Veija così come abitualmente la chiamiamo noi cuneesi.  Svolto prima a destra e poi ancora percorro l’acciottolato sino a portarmi dietro l’attuale Teatro Toselli.

In alto una scritta sul muro recita “Rue des Orfellines” eccoci, la zona francese. Diremmo però che tutta l’area dell’originario sito ha traccia della presenza francese. La città si sviluppava su una strada centrale detta platea o ancor meglio Contrada Maestra (oggi via Roma) che la divide in due parti da Nord a Sud: clapa Gecii (Gesso) e clapa Sturie (Stura). La parte verso la Stura era divisa nei due quartieri di San Francesco a nord e di Nostra Signora del Bosco (attuale Cattedrale) a sud; quella verso il Gesso aveva a nord il quartiere di S. Dalmazzo (nel XVI secolo detto poi di S. Ambrogio) e a sud il quartiere di San Giacomo. Nel tempo i cambiamenti dell’assetto viiario hanno di fatto seguito indicazioni planimetriche tratte dalle vicine città francesi. Così Cuneo ha perso il senso ortogonale delle sue strade. Le cosidette “Contrade” sono disposte a spina di pesce rispetto alla Contrada Maestra, questo anche per creare ostacolo a chi volesse entrare o lasciare il centro cittadino così come in molti centri transalpini. Già i francesi….

Cuneo aveva riconosciuto con un “atto di dedizione” gli Angiò nel lontano 1259 e questi negli anni successivi avevano riscosso approvazione in città concedendo un ampio margine di gestione tanto da lasciare ai cuneesi la possibilità di creare propri statuti. In buona sostanza i francesi, a più riprese hanno rappresentato parte attiva nello sviluppo della città. Così i rapporti tra la Francia e Cuneo sono stati pervasi a tratti da momenti di entusiasmo in cui il sentimento e la tradizione culturale comune prevalevano a momenti in cui le due realtà si scontravano per affari della politica e militari. Cuneo dal tardo Medioevo in poi ha subito assedi, in molti casi sferrati proprio dai vicini interessati alla nostra città per la posizione strategico militare.

Nel tardo settecento si rincorreva un detto ripetuto “Notre Coni, sire Louis, N’est pas un jardin pour les Lis” In buona sostanza Cuneo, re Luigi non è un giardino per isuoi Gigli (il fiore simbolo dei reali francesi). Una richiesta a corredo dei tanti assedi subito di libertà. Ma davvero Luigi XIV amava Cuneo? No. Come gìà ricordato era interessato dalla logistica del perimetro cittadino come roccaforte militare. Nei secoli Cuneo è cambiata e sviluppata. Ha aggiunto i portici e dopo la battaglia di Marengo ha perso le mura fatte brillare dai genieri francesi su ordine di Napoleone. Ed ha acquisito finalmente un piano regolatore che seppur al tempo imposto dai francesi ha fatto crescere la città, quindi non più caserma allargata ma luogo di società.

In questo ultimo scorcio di secolo Cuneo e la Francia, hanno avuto un rapporto di buon vicinato, amicizia e collaborazione. Nizza negli anni è stata l’America per molti italiani del basso Piemonte in cerca di lavoro….Da queste pagine partiremo per un viaggio ricco di anedotti e storie che  aiuteranno a dipingere e descrivere con tratti di carattere e simpatia un rapporto di “buon vicinato” che di qui e di là delle Alpi oggi non divide più ma unisce su progetti importanti per il futuro di un’intera macro area decisiva anche per le sorti dell’Europa.